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Piccoli consigli per superare la sindrome del “cattivo genitore”

Spesso i genitori di fronte ai primi ostacoli e alle prime difficoltà con i figli si mettono sotto processo giudicandosi spesso inadeguati se non addirittura dei “cattivi genitori”. In realtà tutte le difficoltà che si incontrano durante il difficile cammino della genitorialità possono diventare delle splendide opportunità per conoscere meglio se stessi, i nostri figli e per far capire loro che in fondo nessuno è perfetto.

Ma cos’è che fa sentire più spesso un genitore in difetto? Le situazioni possono essere svariate: tutte le volte che non riesce a mantenere la calma ed alza la voce o perde la pazienza e il controllo, tutte le volte che, a causa del lavoro, è costretto a stare troppo tempo lontano dai figli; tutte le volte in cui non sa come comportarsi quando i figli appaiono tristi; quando non riesce ad aiutarli se hanno problemi a scuola o sentimentali; in genere tutte le volte che un genitore si sente escluso, tagliato fuori dal mondo dei figli, totalmente inutile.

In realtà ognuna di questa situazioni può creare di fatto delle splendide opportunità, vediamone alcune in dettaglio:

  1. Tutte le volte che perdiamo il controllo e ci arrabbiamo con i nostri figli spesso è perchè siamo oberati e sovraccarichi di altri doveri e responsabilità, il nostro essere “adulti” è poco in sintonia con il loro essere bambini/ragazzi. La soluzione migliore per il genitore è trovare piccoli momenti solo per sé in cui poter coltivare di nuovo una vecchia passione o scoprirne di nuove, praticare sport, uscire con gli amici o le amiche (specie in caso di mamme o papà a tempo pieno).
  2. Quando il problema è il poco tempo che trascorriamo con i nostri figli è opportuno chiederci come ci sentiamo quando stiamo con loro, ovvero se siamo davvero “presenti”, se guardiamo l’orologio perchè il tempo sembra non passare mai, se ci annoiamo, se mentre siamo con loro pensiamo a tutto quello che dobbiamo o vorremmo fare. Il consiglio è di dare valore anche ai pochi attimi in cui stiamo con loro, facciamo sparire telefonini, orologi e tv e “siamo” genitori, presenti, attenti, leggeri, non giudicanti, empatici.
  3. Se i nostri figli ci fanno sentire inadeguati in quanto molto diversi da noi, se abbiamo l’impressione di non riuscire a comprenderli, dobbiamo rassicurarci con il fatto che sono esseri assolutamente diversi da noi e molto più complessi di quanto crediamo. Anziché sentirci inadeguati cominciamo a sfruttare il tempo che passiamo con loro per scoprire chi sono davvero , cosa gli piace, cosa pensano delle cose del mondo, come agirebbero in certe circostanze. Ascoltiamo senza giudicare, potrebbero sorprenderci per gli spunti interessanti che potrebbero dare alle nostre vite e alle nostre abitudini.
  4. Quando hanno litigato con l’amico o l’amica del cuore, quando hanno preso un brutto voto a scuola o quando semplicemente sono di umore nero, tristi e depressi, cerchiamo di non drammatizzare. I nostri figli stanno semplicemente crescendo e sperimentando gli insuccessi e le insoddisfazioni proprie della vita, non possiamo evitare loro di soffrire. Quello che possiamo fare è far loro capire che ci siamo, con il nostro ascolto silenzioso, con le nostre piccole attenzioni quotidiane, in punta di piedi ma ci siamo.
  5. Quando i nostri figli hanno un rapporto difficile con la scuola, non amano studiare e giudicano la scuola come una perdita di tempo, anziché autoincolparci o al contrario costringerli allo studio con le minacce ( o peggio ancora privandoli delle poche passioni come sport, musica, giochi con gli amici – passioni che, oltre a costituire una valvola di sfogo allo stress, costituiscono comunque un’opportunità di socializzazione e di espressione di sé) possiamo ascoltare quali sono le loro difficoltà, non insistere troppo sui risultati e sul dovere come sacrificio ma incoraggiarli nei piccoli progressi e risultati che ogni tanto otterranno, elogiandoli nelle materie in cui mostrano più interesse.

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